Approccio terapeutico

La psicoterapia della gestalt è stata fondata da Friedrich Salomon Perls e dai suoi collaboratori, tra gli anni 40 e 50 del secolo scorso.

Nel loro lavoro essi sintetizzarono alcuni approcci preesistenti e diverse tendenze culturali e intellettuali in una forma nuova e alternativa ai due principali modelli che predominavano in quel periodo: la psicanalisi classica e il comportamentismo.

La corrente filosofica dell’esistenzialismo ha influenzato la psicoterapia della gestalt affermando che ognuno ha il diritto di elaborare una propria teoria del mondo e di conseguenza scegliere cosa vuol fare della propria esistenza.

La Gestalt dalla fenomenologia, di cui Kierkegaard, Heidegger e Husserl sono alcuni degli autori di riferimento, ha ereditato l’idea che non è importante l’analisi dei contenuti della mente, quanto l’osservazione dei processi.

L’uomo viene considerato come un organismo unificato capace di funzionare su più livelli: mente, emozioni e corpo, qualitativamente diversi e apparentemente indipendenti, ma non per questo scissi.

Uno strumento chiave della fenomenologia husserliana è l’EPOCHé, la sospensione del giudizio, ossia la sospensione dall’interpretazione del fenomeno.

Altro concetto è la responsabilità personale, ossia la possibilità dell’individuo di scegliere la strada che vuole percorrere e la vita che ritiene di vivere.

Perls invitava ad essere imparziale nella condizione di un’indifferenza creativa, quale atteggiamento non giudicante che permette di constatare e accetare come inevitabile.

Nella stessa relazione terapeutica si stabilisce un dialogo tra due soggetti con pari dignità, il terapeuta e il paziente, che abitano uno spazio dove avviene qualcosa.

Ritorna sempre il concetto di “diritto alla soggettività”, che comprende l’accettazione di come si è, in quanto individui unici e irripetibili.

Psicologa Clinica
Dott.ssa Caterina Lubelli
Collaborazioni